Black History Month 2021

YGBI Research Residency II
A project of Black History Month Florence with Simone Frangi in collaboration with Numeroventi

Mentor
Arlette-Louise Ndakoze

Artistic Co-Director
SAVVY Contemporary

Artists
Adji Dieye (MI)
Silvia Rosi (MO)
Kelly Costigliolo (GE)
Jem Perucchini (MI)
Christian Offman (MI)

Monday 22 February: Presentation of Residents
19:00 – onwards

Saturday 27 February: Open Studios
14:00 – 20:00

YGBI Research Residency and training program is a collective studio experience designed to bring together Afro-descendent artists under 35 years of age residing in Italy to foster solidarity, guidance and support in elaborating Afrocentric frameworks, meditations on diaspora and strategies for engaging in community. The residency takes the form of a 10-day gathering in Florence with five invited artists and is curated by Black History Month Florence in collaboration with Simone Frangi. The research residency is led by Arlette-Louise Ndakoze, co-director of SAVVY Contemporary who mentors the artists through readings, exercises and reflections. The gathering is the starting point for a longer arch of support and collaboration that is carried forth across the year of the residence, connecting the artists with scholars across fields and developing tactical strategies for a studio practice that is generative of collectivity. Each selected artist is supported in the realization of a solo exhibition within a museum structure as well as a group exhibition that brings the work of all residents together. The process is assisted by an interface with the previous group of residents who expand the network and combined voice. The second volume of YGBI Research Residency is hosted by Numeroventi which provides the lodging, studios and gathering spaces for this group of artists and their mentor. While most of the project is not open to the public and takes place behind closed doors, there are two moments of public interface which consist of an evening of introductory presentation to the work of the artists and open studios at the end of the period of the residency.

Italiano

Alla sua seconda edizione, YGBI Research Residency and training program è un’esperienza di studio collettiva progettata per riunire artisti afrodiscendenti di età inferiore a 35 anni residenti in Italia per promuovere la solidarietà, l’orientamento e il supporto nell’elaborazione di prospettive afrocentriche, meditazioni sulla diaspora africana e strategie per impegnarsi nella comunità. La residenza assume la forma di un raduno di 10 giorni a Firenze con cinque artisti invitati ed è curata da Black History Month Florence in collaborazione con Simone Frangi. La residenza di ricerca è guidata da Arlette-Louise Ndakoze, co-direttrice artistica di SAVVY Contemporary che guida gli artisti attraverso letture, esercizi e riflessioni.

Il processo di 10 giorni è il punto di partenza per un arco di collaborazione e sostegno più lungo che si svolge durante tutto l’anno della residenza collegando gli artisti con studiosi in vari ambiti e sviluppando strategie tattiche per una pratica in studio che è generativa di collettività. Ogni artista selezionato è supportato nella realizzazione di una mostra personale all’interno di una struttura museale, nonché di una mostra collettiva che riunisce il lavoro di tutti i residenti. Il processo è assistito da un’interfaccia con il gruppo di residenti dell’edizione precedente che ampliano la rete e combinano le voci. Il secondo volume di YGBI Research Residency è ospitato da Numeroventi che fornisce l’alloggio, gli studi e gli spazi di raccolta per questo gruppo di artisti e la loro mentore.

La maggior parte del progetto di residenza non è aperta al pubblico e si svolge a porte chiuse, ci sono due momenti di interfaccia pubblici che consistono in una serata di presentazione introduttiva al lavoro degli artisti e uno open studio alla fine del periodo di residenza.

Lunedì 22 febbraio: Presentazione dei residenti
19:00

Sabato 27 febbraio: Open Studios
14:00 – 20:00

Siamo lieti di invitare Lei e i suoi amici all’inaugurazione della mostra presso Villa Romana.

Progetto in collaborazione tra
Black History Month Florence, Murate Art District, Villa Romana e Numeroventi.
La mostra è parte di Black History Month Florence. VI Edition. OSTINATO

4 febbraio – 20 marzo
14:00 alle ore 18:00

Ingresso limitato alla mostra e alle proiezioni con mascherina
e secondo le norme di sicurezza.

Orario di apertura: dal martedì al venerdì
dalle ore 14:00 alle ore 18:00 e su appuntamento.

Nel linguaggio, l’espressione “piantare un chiodo” è associata all’idea di chiusura o conclusione e può riferirsi a varie attività, dal sigillare una bara al finire un lavoro. L’impegno che l’espressione richiama può essere utile a comprendere e valorizzare il senso di decisione e risolutezza, soprattutto se presa in merito alle storie collettive e alle intricate analogie diasporiche degli afrodiscendenti. In questo contesto, la “chiusura” è affine alla finzione propagandistica del progresso; una finzione concepita con quel senso di irreversibilità che è volto a soffocare le scintille del pensiero rivoluzionario e le forme di risveglio sociale che la mancanza di chiusura invece produce. A Piantare un Chiodo è il risultato del lavoro di Alexis Peskine, in cui i ritratti di persone afrodiscendenti sono imbastiti di chiodi come forma di dichiarazione, provocazione e risarcimento. Si tratta di ritratti carichi di violenza, in cui l’applicazione di chiodi e foglia d’oro su superfici fradicie di legno, costituisce un atto al tempo stesso meticoloso e rituale. Usando materiali locali, come la terra locale e i pigmenti usati per gli affreschi sugli edifici della città, le opere raccolgono i ritratti fiorentini di afrodiscendenti, per riflettere sulla diaspora e sul processo di guarigione transnazionale. In italiano, “piantare un chiodo” significa fare un debito. In un momento in cui le insicurezze sociali e spirituali vengono percepite con maggiore consapevolezza, i chiodi piantati da Peskine, richiamano la messa a dimora di semi che portano in sé il peso dell’eredità. Un retaggio che segna la vita individuale e al contempo si estende a formare una coscienza collettiva, e la cui rigidità è prezzo e prodotto del tentativo eurocentrico di eludere un debito. 

Alexis Peskine è nato a Parigi nel 1979. Nel 2004 è stato borsista Fulbright, ha conseguito una laurea alla Howard University e si è laureato al Maryland Institute College of Art (MICA). Partendo dalla sua eredità e storia personale, il suo lavoro artistico – che si tratti di rilievi di chiodi su larga scala o di fotografie – è particolarmente interessato all’esperienza nera e alle dinamiche del colonialismo e della migrazione. Il suo lavoro è stato presentato in numerose mostre internazionali presso, tra gli altri ELA – Espaço Luanda Arte, Luanda; FLUP – Festa Literária das Periferias, Rio de Janeiro, Brasile; Somerset House, Londra (2019); Museum of Contemporary Photography, Chicago, USA; Cantieri Culturali alla Zisa, Palermo, Italia (2018); Dak’Art Biennale, Dakar (2016); The Devon House Mansion, Kingston (2015) e la SLP Gallery dell’Università di San Diego, USA (2014). Vive e lavora a Parigi, Francia.